Esisteva un atteggiamento di cura verso i servizi della città, ma soprattutto c’era un’attenzione a far apparire la città adatta alla mobilità veloce e puntuale tipica del nord d’Europa, finalmente pronta ad accogliere masse di turisti. C’era una volta questa attenzione, che oggi non c’è più. Tra i servizi che non funzionato, quello del numero 3424112624 della GTT.
Il cittadino, il business man o la business woman in visita in città, il turista erano soliti scrivere un sms al numero di telefono precedentemente citato indicando la fermata del mezzo di trasporto pubblico per sapere l’orario del passaggio. Uno strumento semplice, ma utile per chi è di fretta, per chi va a lavoro o non vuole arrivare in ritardo per l’apertura del museo. Un sistema che di questi tempi, dove vi è ancora incertezza e malumore, per via delle conseguenze economiche e sociali della pandemia causata dal virus SARS-CoV-2, può significare vicinanza alla vita quotidiana dei cittadini o semplicemente normale amministrazione di una città.
Inoltre, il “Piano d’azione per la Torino del futuro” pubblicano nel 2019 e elaborato dal Gabinetto della Sindaca Appendino, recita a pagina 47, come azione di intervento della Giunta: “servizi di infomobilità, quindi di informazione sull’arrivo in fermata del mezzo pubblico”. Azione che non sembra essere stata portata avanti dall’amministrazione.
Il Consigliere Magliano ha presentato un’interpellanza dal titolo: “infomobilità di gtt: se funzionasse il servizio sms si potrebbe incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico”, per sapere:
1. quali siano le motivazioni del mancato funzionamento del servizio sms;
2. quali siano gli interventi necessari e le relative tempistiche per ripristinare pienamente il servizio di infomobilità tramite sms.
L’Assessora Lapietra ha risposto durante il Consiglio comunale di lunedì 27 e agli atti sta la sua lettura di quando dichiarato da GTT: dal 6 aprile (in piena pandemia) ci sono problemi al server. Il servizio sms costa 75.000 euro a GTT, la quale ha sviluppato canali gratuiti per l’azienda, per esempio Telegram, per informare i cittadini e quindi ha pensato bene di chiudere il servizio senza confrontarsi con la Città.
Ora, è inconcepibile, che un’azienda partecipata prenda una decisione del genere senza coinvolgere l’amministrazione ed è inconcepibile che l’Assessora non si ponga la questione politica della rappresentanza dei cittadini anziani, la maggioranza dei cittadini torinesi, i più colpiti dalla pandemia, molti dei quali frequentatori del trasporto pubblico, i quali non hanno Telegram e in molti casi neanche uno smartphone.
Questo senza considerare che ogni fermata dei mezzi in città contiene l’informazione del servizio sms, informazione che fa ipotizzare il suo funzionamento, informazione che dunque dovrebbe essere sostituita tramite intervento a costo in ogni fermata. Dal 6 aprile, invece, il servizio è comunicato ai cittadini come attivo, ma non funziona.