SIMONE FISSOLO

Barriere architettoniche: per una mappatura cittadina

Barriere architettoniche, queste (purtroppo) conosciute.

Quando parliamo di diritti qualche volta ne manca qualcuno all’appello, e mi riferisco al diritto che le persone con disabilità hanno di spostarsi e di accedere a qualsiasi struttura.
Per me è impensabile che si stia ancora a parlare di eliminare le barriere architettoniche quando siamo in ritardo di molti anni su questo tema.
Una città non accessibile a tutte e tutti non è una città contemporanea.
Una città che intende eliminare le barriere architettoniche ancora presenti è lodevole ma deve avere la consapevolezza di essere in ritardo e della necessità di velocizzare tutte le azioni a riguardo.
Noi siamo in ritardo, ve lo dico francamente.
Come molte altre città, Torino ha uno strumento, il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA) che serve per programmare le risorse e avviare le azioni affinché siano garantiti i diritti delle persone con disabilità. Lo strumento è corretto e individua tutte le necessità del caso ma io insisto da tempo: serve una mappatura esaustiva di queste barriere, sia architettoniche che sensoriali. Ricoprire km per km, verificando insieme alle associazioni attive nel campo della disabilità, che hanno più di qualcosa da segnalare a riguardo.
Un’operazione chirurgica e certosina. Lunga, forse difficile, ma di certo non impossibile.
Solo allora, questa Città sarà veramente di tutti e tutte.

I programmi elettorali si presentano e poi si mantengono. Questa mappatura è un impegno che avevo preso e che intendo portare a termine.