SIMONE FISSOLO

Torino d’agosto

Al rientro dalle (brevissime) ferie, ho ricominciato a camminare per la nostra bella città che è ancora semideserta nel momento in cui scrivo.

Le attività commerciali si sono prese le loro meritate ferie, i mezzi di trasporto sono ancora utilizzabili e nemmeno il tram 4 è pieno, la rotonda di Piazza Baldissera non è un ingorgo continuo. Strano, ad agosto succede anche questo miracolo.

La città sembra essersi presa una pausa e questo ai nostri occhi è davvero affascinante; le città vuote ti regalano una sensazione di sospensione, di unicità, quasi di privilegio nell’attraversare le sue strade così calme.

Eppure non posso non pensare all’altra faccia di questo fascino: una città vuota è una città che non ha saputo attrarre turisti, persone, visitatori e visitatrici ed è una città ferita. Come se non riuscisse a decollare. Come se non avessimo la possibilità di parlare a una moltitudine che sicuramente nella nostra Torino troverebbe bellezza, soddisfazione, maestosità appaganti.

A questo si uniscono le serrande abbassate. Abbassate per una legittima pausa, abbassate perché la pandemia ha colpito molte attività, abbassate perché qualcuno ha preferito non tenere aperto se in città non c’è nessuno.

Ieri mi sono concesso una pizza in pausa pranzo e ho chiacchierato con chi gestisce quel luogo. Mi raccontava di come il commercio non sia organizzato in maniera organica, in modo che i servizi in ogni quartiere siano garantiti. Se vivi in periferia, probabilmente ad agosto farai fatica a trovarli tutti.

Sarebbe interessante e utile poter avviare un’organizzazione comunale in cui i tavoli dei quartieri ragionino su come garantire la continuità delle attività.
Naturalmente questo dovrebbe avvenire solo dopo il VERO rilancio di Torino, solo dopo che la nostra stupenda città sarà in grado di garantire, con un importante afflusso di persone, la sostenibilità economica di questa proposta.