SIMONE FISSOLO

Dopo le Olimpiadi, Torino perde anche il Tub (Tribunale unificato dei brevetti)

“Se squadriamo l’Europa con due linee mediane, l’una da Nord a Sud, dall’Inghilterra alla Sicilia, l’altra da Ovest ad Est dal centro del Golfo di Biscaglia ispano-francese alla sponda nord del Mar Nero, notiamo che esse si intersecano nel Piemonte che, con la città di Torino, rappresenta quindi il centro geografico del Continente” (Amedeo Peyron, Sindaco di Torino dal 1951 al 1962). Lapalissiano: Chiara Appendino non è Amedeo Peyron e Torino dopo l’ennesima sconfitta non è al centro dell’Europa.

Partiamo dalla considerazione che i torinesi avrebbero dovuto lottare per Torino e non per una partnership con Milano, ma proprio per candidarsi in solitaria ad ospitare una delle sedi del Tub. Continuiamo con l’ovvia considerazione che la politica, chi rappresenta la città, e cioè la Sindaca e il Presidente di Regione, avrebbe dovuto lottare per candidare Torino (ad onore di cronaca il Presidente Cirio aveva inviato ieri la proposta di candidatura al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte). Concludiamo che ci saremmo aspettati dalle realtà cittadine dell’economia e degli studi professionali un sostegno alla candidatura di Torino.

Sembra – paradossalmente – che si sia invece lavorato per sostenere Milano. Ora, qui nessuno mette in discussione la buona cooperazione con la città di Milano ed è vero che molti studi professionali hanno la doppia sede Milano-Torino, però per chi rappresentata gli interessi della città un indotto da circa 300 milioni di euro l’anno (secondo la stima della Commissione europea) non si può regalare.

Cosa abbiamo chiesto allora in cambio per lasciare quest’ennesima partita?

Ripercorriamo le tappe precedenti. Rivediamo un po’ di storia.

In sintesi, nel 2011 l’Italia accetta il negoziato per la costituzione di un Tribunale unificato dei brevetti. Da allora si discute di una sede italiana atta a ospitare una sezione del Tribunale. Torino, per via della presenza di altre istituzioni internazionali, quali per esempio il centro di formazione delle Nazioni Unite, della sua storia di profonda innovazione industriale, a cui aggiungiamo il fatto che percepisce fondi nazionali per la creazione del “Centro nazionale per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico nel campo della mobilità e dell’Automotive”, sarebbe stata una naturale candidata ad ospitare la sezione italiana del Tub.

Nel 2016 il popolo del Regno Unito vota in favore della Brexit, generando così la possibilità di sostituire Londra per ospitare una sede del Tub. Nel 2020 Londra si ritira dalla Convenzione sul Tribunale unificato dei brevetti. Grazie alla Brexit, quindi, l’Italia ha una chance di vincere di fronte alla candidatura francese e olandese, poiché a Parigi è già situata la sede centrale del Tub e Amsterdam si è aggiudicata tramite un discusso sorteggio la sede dell’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali.

L’EMA, infatti, è una delle due motivazioni per cui Milano pare sia stata sponsorizzata di più rispetto a Torino. Perché? Fondamentalmente perché il dossier era già pronto, bastava cambiare qualche dato, e forse, la presentazione Power Point era già fatta. L’altra motivazione, sicuramente più valida della precedente, sono i dati delle registrazioni di nuovi brevetti in Italia. L’Italia continua infatti ad essere, dopo la Germania, la Francia e i Paesi Bassi, il Paese dell’Ue per numero di brevetti registrati e Milano è davanti a Torino Bologna e Roma.

Tuttavia, se si continua a non puntare su Torino, i dati non possono che continuare a peggiorare, in una profezia auto-avverante. Peraltro, Torino è seconda in Europa per capacità di innovazione: lo ha rilevato la Commissione Europea stessa, comunicando l’esito della selezione della Capitale europea dell’Innovazione nel 2016 (Capital Awards). L’incubatore del Politecnico di Torino I3P ha ricevuto il premio come miglior incubatore pubblico al mondo dall’Ubi Global Word Rankings. Se si va ad analizzare il tipo di registrazione dei brevetti, inoltre, il Piemonte balza al secondo posto nell’ambito delle invenzioni industriali, secondo solo alla Lombardia (1.644 brevetti rispetto ai nostri 837).

Sarebbe forse stato il caso di scommettere sulla propria città per 300 milioni l’anno?