SIMONE FISSOLO

La politica è di tutti. Pensieri sul futuro.

La politica è di tutti, non di qualcuno.
Tutti noi stiamo assistendo ad uno scenario politico cittadino deludente.

Sono molte le associazioni e i giornali che provano a far emergere nella discussione pubblica aspetti loro cari o oggettivamente importanti per il nostro divenire. Cittadini, giovani e meno giovani, donne e uomini che si vogliono impegnare ci mettono la faccia. Vogliono prendersi la responsabilità di far ripartire, di riavviare la nostra città. Di fare politica.

Attorno a noi ci sono signori delusi da precedenti esperienze. Con candidati che hanno chiesto loro una mano e poi sono scomparsi dalla loro vita, lasciandoli non solo soli, ma anche con un disgusto verso la classe dirigente.
Ci sono medici in pensione perplessi di fronte alla poca attenzione avuta per le persone fragili e con disabilità durante la pandemia, da parte di chi ora esercita.
Vediamo commercianti arrabbiati per le restrizioni.
Persone che hanno sempre continuato a lavorare, che hanno risparmiato in un periodo dove le spese erano limitate e che non si interessano di politica perché pensano che non le riguardi.
Esistono i tanti giovani che si trovano senza lavoro e di fronte all’ennesimo ostacolo nel loro percorso di vita.
Parroci sempre più isolati nel loro credo in un mondo in cui la speranza fatica ad appartenerci.
Imprenditori e lavoratori che si troveranno di fronte al momento critico dei licenziamenti non appena scadrà il blocco.

Di fronte a loro e ai molti altri che non ho nominato, come i professori (divisi tra quelli contenti e quelli scontenti della DAD, divisi tra quelli che il vaccino ai professori universitari sì e quelli che il vaccino ai professori universitari no), ci siamo noi che proviamo, ognuno a proprio modo, a dare una prospettiva, una direzione. Di fronte a noi, questi molti volti di un’Italia e di una Torino divisa.

COSA STA SUCCEDENDO A TORINO

Le elezioni a Torino sono previste tra il 15 settembre e il 15 ottobre.

Il Movimento 5 Stelle dopo i 5 anni di Chiara Appendino, le due condanne, le olimpiadi mancate e il sogno No Tav infranto è alla fine della sua “rivoluzione”. Il PD dopo 5 anni di dura opposizione, con una storia di governo della città alle spalle e dopo i primi sondaggi positivi, si trova di fronte alla difficile sfida della fiducia. La medesima sfida che ha portato un giovane toscano qualche anno fa a combattere il proprio stesso partito e la propria stessa gente per riuscire ad emergere. Sembra che ogni volta l’ostacolo più duro sia quell0 di convincere il proprio partito di essere il candidato giusto. In questo modo di operare, ci si dimentica di rivolgersi al Paese o alla città per dimostrare di essere il Presidente del Consiglio o il Sindaco migliore. La Lega che governa politicamente la Regione Piemonte, dopo l’esperienza fallimentare del Governo Conte I, punta sulla figura dell’imprenditore per convincere il centro storico e l’industria della città. Così facendo, lascia le periferie nel vuoto di rappresentanza o nella rabbia sociale che il solo partito all’opposizione in Italia, Fratelli d’Italia, può raccogliere oggi.

Di fronte a questo scenario (e per il tempo di questa riflessione che dura ormai da settimane) svesto temporaneamente gli abiti del candidato in Consiglio Comunale e indosso quelli di chi non ha ambizioni o ruolo per poter indicare una via ed esprimo, da cittadino, l’urgenza di misurarsi con il tempo.

MODERATI, MA DECISI

Moderati nelle idee, non significa che non si possa essere decisi e sicuri nelle tempistiche.
I Moderati si sono subito mobilitati per sostenere un progetto di città a lungo termine. Con i loro manifesti, con i loro dirigenti, con i loro dibattiti pubblici. Questa fermezza è l’unica che potrà permetterci di riconquistare quei pochi punti percentuali che ci separano da chi si è già presentato due mesi fa come candidato per i prossimi cinque anni alla guida politica della città.

C’è una Torino divisa da unire. C’è una Torino ferma da riavviare. Tocca a noi tutti rimboccarci le maniche di fronte alla più importante occasione dell’ultimo secolo: i fondi europei che bisogna saper prendere, saper utilizzare e saper monitorare. Questa volta non possiamo non partecipare al voto, non possiamo solo polemizzare sulla gestione precedente, questa volta dobbiamo partecipare perché chi amministrerà la nostra città dovrà essere capace di unire. Dovrà avere una squadra competente. Soprattutto, dovrà essere veloce per non farsi scappare il treno della ripresa sostenibile.